June 2011
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Gilbert. Supèèèèèr!

This is love. Love per la bicicletta, love per lo spirito, love per le strade, e soprattutto gli amici. Si gli amici, questo mezzo insuperabile che ci sta portando a vivere ogni giorno cose migliori. Un gruppo forte, un gruppo bello, nel quale spingo ogni giorno per dare il mio contributo ad un’unità che deve essere sempre più salda, forte, VERA. Lo possiamo chiamare Molla Buni, Ciclistica, o come vi pare, la realtà è che siamo noi e facciamo le cose dannatamente bene. Perchè ci divertiamo, siamo orgogliosi, competitivi, ma anche buoni e pronti sempre a ridere. A prenderci per il culo, a incazzarci, ma sempre senza mai toglierci nulla l’un l’altro. Ecco, inizia così il post Trezzone 2011, con una dovuta precisazione che è per me quasi l’essenza di tutto: il GRUPPO, il noi, l’altra metà della mela insieme alla bici.

Detto questo ieri si è vissuto come al solito sopra le righe della normalità, delle cose banali, per vivere la solita giornata che è troppo facile catalogare per unica, seppure fatta di piccole cose. Ma quei 20 e passa ciclisti - tutti davanti al Vigorelli alle 7 di una domenica come tante - li solo per il gusto di pedalare e di farlo insieme stavano in fondo vivendo la loro piccola impresa e giornata speciale. Non facile, visti gli 80km davanti a loro, un dislivello di 1500 metri, ma anche strade belle e meteo splendido. Che hanno reso felici tutti, dalla nostra guest star che è ormai presenza fissa, colui che ci permette di ricordarci per sempre di questa giornata con le sue bellissime foto (Angelone), a chi si è concentrato al massimo, chi ha pedalato felice, chi ha dato tutto, chi si è tenuto, chi ha pensato di smettere, chi si è perso, chi si è incazzato e chi non ha capito lo spirito di questa giornata. Ma la sostanza è stata tutti nei sorrisi all’arrivo, nello svaccamento totale, nel godersi sole, birra, salumi e polenta dopo aver vissuto ogni secondo al meglio. E se la classfica in fondo conta poco, la cronaca dice che ha vinto il nostro Capitano Menthos - e così tutto è stato perfetto e ora può compiere gli anni felice - seguito dal solito Fra, da Cronoman, da me e Skilly (bravo cazzo che sei venuto…anche se non sei il tipo da queste cose di gruppo!), e poi via via gli altri a partire da Leo e Matte, Pino, ed il resto della ciurma (con qualche disperso come Huxley) e qualche assente pesante come Ortu (infortunato), Calè (via per famiglia), Pigi (a farsi la solita trasferta impossibile con la Pantani), e la nostra new entry Elisa bloccata da una schiena dolorante.

Ma momenti epici non sono mancati lo stesso, terminati in un lungo pranzo finito il quale l’idea migliore che è uscita a me, Skilly, Marco Edicola e Pino, è stata quella di tornarcene indietro in bici invece che in treno. Perchè il treno è per i ciclisti petascioni, e noi invece ci siamo goduti la lunga discesa da Cremeno con sosta a Lecco per rinfrescare le gambe nel lago, e successiva gran menata fino a casa tra caldo, fame, stanchezza e voglia di una lunga doccia. Ed un meritato riposo: dopo 160km, 1900 metri complessivi di dislivello, diversi litri di acqua, gel, integratori, maltodestrine, affettati, due birre, un piatto di polenta, frutta, cazzeggio, tante belle facce intorno, e nell’aria il sapore dell’amicizia.


…questa qui sopra la ho conosciuta così. Prima attraverso una foto, e poi dal vero direttamente a casa sua: sul legno. Modo più forte, intimo e azzeccato di scoprire un oggetto a pedali, con due ruote e zero freni. Fu decisamente una gran giornata quella ormai diversi mesi fa: merito di una fantastica occasione - quella che ci offrì Le Coq Sportif - perché vissuta con amici e nell’intimità di un Velodromo tutto nostro. Tutto per noi e basta: quel luogo che merita rispetto, sempre, ma che quando ti apre le porte a te e pochi altri invitati, ti porta in un mondo che pare senza tempo e senza dove.
Sarà per questo che oggi non riesco a fare a meno di te? Oggi che non ti ho più usata da allora, non ti ho nemmeno guardata molto, ne coccolata, ne pensata. Ti ho messa li e detto al mio cuore che c’eri. E questo è bastato. Anche a trascurarti un poco forse. E oggi che la mia pazza mente pensa già a nuovi progetti, sei tornata nei pensieri addirittura con lo scopo di venderti. Ferro da fare a pezzi in nome di qualche foglio di vil denaro. Pensiero ricorrente ma che so già non riuscirò a mettere in pratica. Sbagliando, perseverando, ma è più forte di me. Quando devo vendere qualcosa di mio è ogni volta un dramma: quello che mi accompagna in qualche cammino della mia vita diventa un qualcosa dal quale non riesco più a separarmi. Se non con la forza. Bruta.
“Malattia rispose il dottore”. Io sorrisi…

Weekend sfiammate nonostante un meteo ancora fastidioso. La settimana a solo pane e ciclocross ha lasciato il segno soprattutto nelle gambe. L’ora e venti a palla in montagnetta paga nel lungo, ma nel breve mi taglia le gambe come poche cose. Sabato così si torna in sella sull’amato asfalto, e rinizia l’affiatamento non senza qualche fatica. Ma è la giornata giusta, il Gruppo latita, chi qua chi là mancano all’appello in molti, la cosa mi infastidisce, ma so che le pecorelle smarrite presto ritorveranno la strada Maestra. Intanto ci ritroviamo così io, Cello, Leo e la new entry Elisa per un giretto a basso contenuto di acido lattico: ne esce un un far girare le gambe tra qualche scatto e qualche lavoro che smuove cuore e muscoli dopo la pausa di una lunga settimana in sella alla Strato. Fondamentale. Puoi usare quante bici vuoi, ma il lavoro lo sento veramente solo quando metto il mio culo sulla stella in modo continuativo.
Ne esce cmq un bel giro per smuovere pulsazioni e gambe verso quello domenicale che ci porta a provare il Medio della Colnago. Che già di suo è duro, se poi ci metti le aspettative di farlo con nuovo amico che è una manetta vera come lo Sfrenato, la fatica non ti è mai sembrata così vicina. Ne uscirà un bel giro, fatto in scioltezza tra una gamba che si disimpana solo con il passare dei km e gli altri soliti compagni che si dividono tra un Haxley in ottima forma, un Richi ancora da slegarsi ed un Fra che ci delizia della famosa crisi del “non ce ne è più”. Paga pegno ragazzo, salti le uscite con il Gruppo e ora sai che non ti fa bene!
Sfrenato invece fa luce: sempre in piedi sulla sella, piccolo e reattivo, mi accompagna nella seconda salita dove parlottando amabilmente ci spaiamo i suoi 12km io con un misero 36/23-21 mentre lui davanti se la viaggia di 50 sempre in piedi sulla sella e con il cuore quasi a riposo. Un vero uomo da primi 20 delle GF insomma.
Fortuna che ci sono le discese ed il piano che mi riavvicinano a lui. Il ritorno è una via di mezzo tra alta velocità e voglia di scendere dalla sella (ok sopratttutto per Fra hihi) ma arriviamo in ogni modo alla fine compatti: cotti il giusto, divertiti molto, e personalmente sempre con la sensazione, fantasticamente faticosa, di stare facendo un “good job”. God save my legs!

é notte ancora. Fa freddo.
Però è estate.
Però sono le cinque e mezza di mattina.
Dal mio primo giorno di vacanza.
Dopo tante ore spese a guardare il tempo del sonno scorrer via.
E sono in garage adesso. Che ti guardo.
Che guardo tutti i bagagli stesi a terra.
Tutte le cose che vorrei caricarti addosso.
Per partire,finalmente,in questo primo giorno di libertà.
Per partire alfine per la nostra prima estate assieme.
Ma sei così smilza. Con quella stellina striminzita.
Dove la caccio tutta stà roba.
Accucciato per terra rovisto tra le cose.
Lascierò a casa la lattina dell’olio.
Il materassino gonfiabile.E la pompa per gonfiarlo.
Di costumi da bagno ne basta certamente uno:
E le magliette le porterò nere così puzzeranno uguale,
ma si sporcheranno di meno.
O così sembrerà.
La tuta antiacqua d’estate serve a niente e porta anche sfiga. - come pure la bomboletta per i buchi.
Penso. Rismonto tutta la borsa.
E poi ricomincio.
Blue jeans,scarpe da tennis,la vecchia giacca bisunta,
due magliette,il costume e lo spazzolino.
La barba la faccio quando torno. é tutto.
Sulla forcella lego il barilozzo di cuoio col necessario
per rifare le bielle se dovesse capitare.
Lascio a casa la morsa e il trapano a colonna.
Ecco.
La serranda è chiusa alle mie spalle.
Sono seduto su stà cosa nera, bassa, che mi piace tanto.
Chiudo gli occhi un momento. E penso.
Al caldo delle giornate distese davanti.
A strade sconosciute che porteranno dove nessuno aspetterà.
Guardo verso l’alto.
Le finestre dei palazzi sono coscienziosamente chiuse.
Sono partiti tutti.
L’avviamento elettrico si impunta per un attimo.
Poi la strada si riempie del suono prepotente di ‘stò motorone preparato che gira al minimo sfiammando dallo scarico.
Accendo il piccolo faro anteriore che illumina tremila
chilometri di asfalto che aspettano me soltanto.
Un’altra estate stà cominciando.
C.T.
Ho voglia di una moto.
Ho voglia di andare in giro la notte
Ho voglia di guidare a caso
Ho voglia di portarci qualcuno dietro
Ho voglia di starci solo con i miei pensieri
Ho voglia di perdermi
Ho voglia di scappare un poco da me.


Non so quanto durerà, non so se è consolidata questa forma, ma la sensazione di questi giorni è stata quella di raccogliere i frutti degli ultimi due mesi di fatica e di allenamenti specifici. Ora andiamo avanti, intanto martedì farò il pre-ricovero e nel prossimo mese andranno via le viti al femore. Conto in una sola settimana di pausa, conto di fare le cose ancora meglio dopo!
GF MATILDICA
Piccolo racconto della GF di Reggio Emilia, città che è la nostra partenza, e dove i suoi nervosi colli saranno la nostra sfida giornaliera. Per me quasi doppia, visto che parto con il pettorale 150: prestigio ed emozione per me che sono alla 4a GF. La partenza è quella ormai “nota”: si va a bomba fino alla prima salita, che dista circa 20km e che si fanno a palla di cannone. Tengo posizioni, mi godo i miei fuorigiri e arrivo alla prima salita dove lento come al solito cerco il mio passo e arrivo su perdendo meno posizioni possibili. Ma arrivato all’ultimo strappo della prima salita su uno scollinamento la mia camera d’aria posteriore esplode. No attrezzi per Lele (avevo tolto la sera prima le ruote da sparo e mi son dimenticato), nulla di nulla e nesssun cristiano che si ferma a darmi una mano. Risultato son li che guardo sto migliaio di ciclisti passare e solo dopo aver visto l’auto di fine gara arriva un ragazzo che era li a seguire un team che mi cambia la ruota e mi permette di ripartire. Sono stra-stra-stra-ultimo ma chi se ne frega, non devo neanche pensarci: la gara la farò da me e così è stato. Fatico, sparo fuorigiri, faccio tutto da solo per tutta la gara e mi godo una fatica tutta mia.